La mostra di Silvio Curti “Volta e i volti della scienza” a Palazzo Carducci di Como dal 28 marzo 2026 al 28 aprile 2026
L’esposizione riunisce i 13 ritratti già presenti nella mostra Out of The Blue, dove gli scienziati rappresentano il mondo scientifico con la tecnica del “Poptrait”. Nel nuovo contesto di Palazzo Carducci, Alessandro Volta, figura centrale dell’esposizione, crea un ponte tra la dimensione globale della scienza e l’identità culturale del territorio. Le figure degli scienziati qui, tutte riunite rappresentano il valore universale della ricerca e del pensiero rievocando Congresso internazionale dei fisici del 1927.
Oltre ai 13 ritratti già noti, Alessandro Volta, Enrico Fermi, Carlo Rubbia, Fabiola Gianotti, Thomas Edison, Guglielmo Marconi, Leonardo Da Vinci, Galileo Galilei, Albert Einstein, Ettore Majorana, Margherita Hack, Marie Curie, Nikola Tesla; si aggiungono Michael Faraday, Isaac Newton.
La mostra riunisce opere già esposte in passato, rilette oggi attraverso un contesto differente. I soggetti – scienziati di epoche diverse – sono affrontati come figure centrali del pensiero e della ricerca, e tradotti in immagini costruite, in cui il volto diventa un punto di contatto tra osservazione e rielaborazione.
Dal punto di vista tecnico, i lavori nascono da un background formativo legato al disegno per tessuti. Questo si riflette nell’uso di strumenti e materiali specifici, ecoline e pantoni su carta di cotone, in un approccio che privilegia il segno netto, il controllo e il non controllo del colore, la separazione delle campiture piatte e sfumate. Il risultato è un effetto di superficie quasi stampata e un segno pulito.
Nei ritratti più riconoscibili, come quello di Alessandro Volta, il volto è costruito per piani cromatici. Le ombre non sono sfumate ma tradotte in variazioni di colore, spesso complementari. Questo tipo di costruzione deriva più dalla grafica e dall’illustrazione che dalla pittura accademica, e produce un’immagine immediata, leggibile anche a distanza.

Un altro aspetto ricorrente riguarda lo sfondo. Nei lavori dedicati a figure come Albert Einstein o Enrico Fermi, il fondo non ha funzione ambientale, ma serve a isolare il soggetto e a rafforzarne la presenza. Spesso è piatto utilizzato con “white space”, costruito per contrasto con l’incarnato. In alcuni casi richiama visivamente l’idea di energia o di campo, ma senza diventare mai descrittivo.
I ritratti di scienziati contemporanei, come Fabiola Gianotti, mostrano invece una maggiore sintesi. Il volto tende a semplificarsi, alcune informazioni vengono eliminate, e l’immagine si avvicina di più a un’icona. Qui il lavoro non è tanto sulla somiglianza, quanto sulla riconoscibilità: bastano pochi elementi per identificare il soggetto.

In tutta la serie si mantiene una tensione tra due poli: da una parte l’origine iperrealista del disegno, evidente nella costruzione accurata dei volti; dall’altra una progressiva riduzione e stilizzazione, legata all’uso del colore e alla logica della grafica pop. È in questo equilibrio che si colloca il lavoro.
Il riferimento alla scienza non introduce elementi illustrativi, ma agisce come cornice concettuale. I volti non raccontano scoperte o esperimenti, ma rimandano a un’idea di pensiero, di concentrazione, di processo. In questo senso, la mostra non cambia i dipinti, ma ripropone una nuova idea di lettura in chiave più scientifica.
La mostra infatti si svolge in un luogo che non è solo una sede espositiva, ma parte integrante del suo significato. Palazzo Carducci, a Como, è stato infatti uno dei centri delle celebrazioni voltiane del 1927, quando ospitò le sessioni del Congresso internazionale dei fisici dedicate al centenario della morte di Alessandro Volta.
In quelle sale si riunirono alcuni dei protagonisti della fisica moderna, con la presenza di numerosi premi Nobel e di figure che, proprio in quegli anni, stavano ridefinendo le basi della disciplina . L’aula che ospitò gli incontri è oggi conosciuta come “Sala dei Nobel”, a testimonianza di quel momento storico (tra i ritratti della mostra Albert Einstein ed Enrico Fermi parteciparono al congresso).
Esporre questi lavori in questo contesto significa inserirli in una continuità più ampia, dove il volto, tema centrale della mostra, torna a dialogare con la storia del pensiero scientifico. Non come ricostruzione, ma come presenza: un rimando diretto a un luogo che è stato un punto di incontro tra ricerca, idee e visioni del mondo.

